Il mio diario di viaggio in Sri Lanka di 8 giorni - - WoW Travel

Il mio diario di viaggio in Sri Lanka di 8 giorni

Non è facile spiegare perché lo Sri Lanka mi abbia colpito così tanto. Sono partita a marzo con un gruppo organizzato, cosa che non avevo mai fatto prima d’ora. Ero un po' scettica, lo ammetto. Sono abituata a viaggiare per conto mio, a cambiare programma all'ultimo minuto, a non dover allineare i miei tempi con quelli degli altri. Ma questa volta ho deciso di provare, anche perché lo Sri Lanka è un paese in cui orientarsi da soli non è semplicissimo, almeno per un primo viaggio: le distanze ingannano, le strade non sempre sono quello che sembrano sulla mappa e la logistica può diventare complicata se non si conosce il posto. Alla fine dei conti, affidarmi a un tour operator specializzato in Sri Lanka si è rivelata la scelta giusta, non tanto per la comodità del viaggio, (non sono una che cerca il comfort) ma per potermi concentrare sulle singole esperienze quotidiane senza perdere tempo ed energie nell'organizzazione.

 

DiscoverCars.com

Un arrivo tranquillo a Colombo

Il primo giorno è stato dedicato a Colombo, la capitale commerciale del paese. Me l'aspettavo più caotica. Invece è una città che ha una sua logica, con quartieri molto diversi tra loro: zone residenziali silenziose, mercati rumorosi e affollati, lungomare, qualche grattacielo e tanto verde inaspettato. Un buon punto da cui iniziare ad assorbire i ritmi del paese.

 

Elefanti a Kegalle

Il secondo giorno mi ha portata alla Millennium Elephant Foundation, lungo la strada verso Dambulla. È gestita da una famiglia che ha creato questa ONG che si occupa di elefanti anziani che non possono più vivere in autonomia. Non è un parco divertimenti, ma sicuramente un ottimo posto in cui ammirare queste incredibili creature mentre si muovono, mangiano o fanno il bagno nel fiume. Rimanere fermi in contemplazione di questi giganti buoni è qualcosa che ti rimane dentro.

 

Sigiriya e Polonnaruwa

Il terzo giorno è stato probabilmente il più faticoso. La salita a Sigiriya, la fortezza costruita in cima a una roccia isolata nel V secolo, richiede un po' di fiato, soprattutto con il caldo. Ma, una volta in cima, ci si dimentica della fatica molto in fretta. La vegetazione circostante restituisce la sensazione di trovarsi su qualcosa di antico e molto particolare: concepire la costruzione di una città in cima a quel cucuzzolo di certo non è una scelta ovvia.

Nel pomeriggio abbiamo dedicato il nostro tempo e le nostre energie a Polonnaruwa, l'antica capitale medievale, con le sue rovine, i suoi templi e un grande lago artificiale sul quale si riflette la città con le sue costruzioni. Qui ho capito che lo Sri Lanka ha una storia molto più complessa e stratificata di quanto immaginassi prima di partire.

 

Kandy e il Tempio del Dente

Kandy è la città che mi è rimasta più impressa, forse perché ci si arriva dopo un paio di giorni già intensi e la si vive con un ritmo più lento. Il Tempio del Dente Sacro è il sito più venerato del buddhismo singalese, e si vede: c'è un flusso continuo di fedeli, fiori, offerte e preghiere. È un posto in cui la religione è ancora viva e quotidiana, e questo si percepisce in modo molto diretto.

La mattina del quinto giorno abbiamo girato Kandy in tuk tuk, visitato una manifattura di pietre semipreziose e una piccola fabbrica di batik. Non sono il tipo da shopping turistico, ma osservare come vengono lavorate le stoffe o come si taglia uno zaffiro grezzo è un’esperienza avvincente, ti racconta qualcosa del lavoro artigianale locale che non trovi nei libri che descrivono lo Sri Lanka semplicemente come meta turistica.

 

Nuwara Eliya: le colline del tè

La regione di Nuwara Eliya è quella che ho trovato più riposante. Le piantagioni di tè si trovano su colline che sembrano disegnare delle onde, danno l’impressione di osservare un mare verde. Il clima in questa parte del paese è più fresco, il paesaggio è completamente diverso da quello delle pianure. Abbiamo visitato una fabbrica di tè dove ci hanno spiegato il processo di lavorazione dalla foglia alla tazza, con tutte le variabili che questo processo richiede. La sera in hotel, con in mano una tazza di tè di Ceylon appena fatto, mi sono goduta uno di quei momenti speciali, che si cristallizzano nel tempo, restando immutati nella mente.

 

Il safari a Yala

Il sesto giorno, quello più avventuroso. Nel pomeriggio visita al Parco Nazionale di Yala. Jeep, polvere, vegetazione fitta e ogni tanto una radura. Un vero trionfo di vita e natura tra elefanti, pavoni, qualche cervo e leopardi. Noi ne abbiamo avvistato uno su un ramo a bordo strada, è rimasto lì qualche secondo, poi è sparito nella vegetazione. Non ho fatto in tempo a fotografarlo, ma va bene così, certe “fotografie” è meglio scattarle con gli occhi.

 

Galle e la costa meridionale

L'ultimo giorno di tour è stato più leggero. La costa meridionale ha un ritmo diverso. Galle è una città con un forte olandese ancora intatto, strade strette, case coloniali, qualche piccolo caffè. Ci ho passeggiato per un paio d'ore senza una meta precisa, ed è stato uno dei momenti più piacevoli del viaggio, in cui smetti di esplorare per immergerti nella vita reale di un posto.

Prima di ripartire verso Beruwela, abbiamo anche fatto tappa a un vivaio di tartarughe lungo la costa. Cinque specie ospitate e rilasciate in mare di notte. Non è un posto grandissimo, ma il lavoro che ci sta dietro è concreto e anche ben spiegato.

 

Quello che mi porto a casa

Otto giorni non sono tanti, ma lo Sri Lanka è un paese che consente di vedere cose molto diverse in poco tempo. Quello che non mi aspettavo era la varietà di paesaggi, atmosfere, storia e ritmi di vita. Ogni giornata aveva una sua identità precisa e un grande impatto sull’esperienza complessiva. L’unico rimpianto di questo viaggio è stato non aver portato con me un paio di scarpe più comode.