Corsica: da luogo di vacanza d’élite a “porto sicuro”

Durante la scorsa estate, tra le mete balneari europee più gettonate, la Corsica è stata tra quelle che ha fatto registrare la performance più sorprendente in termini di prenotazioni alberghieri e afflussi sulle spiagge, a dispetto dei limiti imposti dalla pandemia. La qualità dei servizi, unita al proverbiale rispetto per il paesaggio naturale che da sempre informa la gestione territoriale dell’isola, hanno fatto la differenza.

A questi due aspetti, si sono poi aggiunti altrettanti fattori che hanno rappresentato un ulteriore differenziale in epoca di emergenza sanitaria. Da un lato, la politica al ribasso dei prezzi, essenziale per andare incontro a una clientela il cui potere d’acquisto è stato fatalmente indebolito dal Covid-19. E dall’altro la sicurezza proprio dal punto di vista della preservazione della salute, garantita dall’istituzione di un passaporto sanitario e da un rispetto rigoroso delle norme di prevenzione suggerite dall’OMS.

Una differenza sostanziale rispetto ai dirimpettai della Costa Smeralda; i quali, da sempre più votati alla mondanità, hanno sacrificato la loro sicurezza sull’altare del divertimento, accendendo focolai virali la cui ricaduta ha avuto effetti a lungo termine di non poca rilevanza.

D’altronde, la Corsica è sempre stata il luogo della differenza, rispetto a quasi tutte le altre destinazioni balneari che si affacciano sul Mediterraneo. Lontana dall’atmosfera perennemente festosa non solo del nord della Sardegna, ma anche delle Baleari o delle isole dell’Egeo, per non parlare della maggior parte delle coste continentali italiane (dalla Riviera Romagnola a quella toscana che si distende proprio dirimpetto all’isola francese), della Costa del Sol o della Costa Brava spagnole, e ovviamente (anzi, in primis), della Costa Azzurra.

Una vera e propria élite, una meta per pochi temerari, disposti a scendere a patti con uno sfruttamento del territorio meno intensivo, un rispetto rigoroso e assoluto della natura e una scansione delle attività umane ben diversa dalla frenesia a tratti incontrollata della cosiddetta movida.

Ciononostante, la Corsica rimane una meta accogliente e ospitale per tutti i turisti – abituali e occasionali – che sanno apprezzarne la bellezza un po’ selvatica e lo stile di vita quasi “centroamericano”, ancora oggi scandito dalle stagioni e dall’alternanza buio-luce, senza alterazioni di natura artificiale. Al punto che, persino fuori stagione (lockdown permettendo), le principali coste dell’isola possono essere meta di un turismo attento e consapevole.

I traghetti Corsica sono disponibili tutto l’anno, e collegano l’isola con la Sardegna e con le coste (italiane e francesi) più vicine, con partenza da e per i principali porti corsi praticamente a tutte le ore del giorno.

La durata della tratta è variabile, ma generalmente non supera le quattro ore, consentendo in tal modo (pur trattandosi di una soluzione decisamente estrema) persino una partenza e un ritorno in giornata o all’interno di un weekend: l’ideale per chiunque abbia voglia semplicemente di esplorare alcune delle spiagge più belle del Mediterraneo e assaggiare i prodotti tipici locali.

Probabilmente la Corsica resterà una meta decisamente meno massificata e, per così dire, “ecumenica” rispetto ad altri luoghi di vacanza. Ma proprio questa sua natura appartata e al di fuori delle rotte commerciali più battute la rende più affascinante e misteriosa. Alla maniera di quei luoghi che pensiamo di visitare una sola volta nella vita e da cui, invece, non riusciamo più a separarci.

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