Dirlo con i fiori: una consuetudine che non passa mai di moda

Circa tre anni fa, la Coldiretti commissionò un sondaggio a un importante istituto di statistica sul tema dei regali per San Valentino. Ne emerse un dato significativo e sorprendentemente fuori dai cliché della nostra contemporaneità: circa un quinto degli intervistati (il campione, ovviamente, fa riferimento al territorio italiano) predilige regalare fiori per la festa degli innamorati. Durante la quale, pertanto, i fiorai si trovano alle prese con un mercato potenziale di circa dodici milioni di individui. Numeri impressionanti, dal momento che, come accennato poc’anzi, sembrano contraddire la tendenza al materialismo sempre più esasperato che caratterizza la temperie odierna, soprattutto nei paesi occidentali.

Regalare dei fiori sembra dunque una consuetudine in grado di resistere al più grigio pragmatismo. Anzi, a dirla tutta, il cosiddetto cut flowers market – come viene chiamato a livello internazionale il giro d’affari legato ai fiori recisi – sembra scoppiare di salute. I dati ISMEA, a tal proposito, sembrano non ammettere repliche: numeri in costante crescita fino al 2018 e proiezioni ancora più lusinghiere per il settennato 2019-2025, per quasi tutte le varietà di specie floreali, dalle più comuni alle più peculiari. Segno che la predilezione degli italiani per i doni e gli omaggi floreali si spinge ben oltre la liturgia del 14 febbraio.

A dominare il mercato sono le infiorescenze, diciamo così, tradizionali. Quelle che un marito o un fidanzato sceglie quasi sistematicamente come regalo alla propria compagna di vita. Detto in altri termini: regalare un mazzo di rose rosse, almeno per gli italiani, è un gesto che non perde mai di significato. Lo stesso dicasi per le specie tradizionalmente più richieste: margherite, garofani, violette, orchidee, begonie, primule e girasoli. Nel frattempo, si sta rapidamente sviluppando un mercato parallelo dedicato ai fiori rari e particolari, come la psychotria elata, un fiore i cui petali somigliano a un paio di labbra rosse protese nell’atto di dare un bacio.

A dare una forte spinta propulsiva al mercato floreale è stata la fioritura (è proprio il caso di dirlo) di un fervido mercato online. Non che i classici chioschi di fiorai o gli ancora più tradizionali vivai siano in via d’estinzione, anzi tutt’altro; ma accanto ad essi, il mercato telematico offre un’alternativa veloce e pratica per tutti coloro che sono nelle condizioni di soddisfare esigenze particolari. Prendiamo come esempio più rappresentativo quello del regalo a distanza: un marito o fidanzato si trova lontano dalla sua compagna e decide di farle un regalo floreale per una ricorrenza, o semplicemente per farle sentire la sua vicinanza. Un tempo, ciò sarebbe stato possibile solo telefonando a un fioraio di fiducia e pregandolo di effettuare la consegna, ovviamente in cambio di un non trascurabile sovrapprezzo. Grazie agli online shop più evoluti – in Italia, un esempio all’avanguardia è quello di Floraqueen.it –, chiunque può ordinare i fiori che desidera, impostare la data (spesso e volentieri anche l’ora), l’indirizzo, il nome del destinatario e allegare eventuali elementi accessori (da un semplice biglietto a una scatola di cioccolatini): i fiori verranno consegnati freschi e integri nei tempi e con le modalità stabilite.

Il mercato floreale è forse quello che, tra tutti, sta facendo registrare la convivenza più pacifica tra la tradizione del negozio fisico e la novità dell’e-commerce. Al contrario di altri settori, infatti, quello dei fiori sembra trarre nuova linfa da una sana concorrenza interna. Anche perché, a quanto pare, più fiori vengono regalati e più aumenta il desiderio di regalarne degli altri, magari ripristinando alcune vecchie ma ormai appassite consuetudini. Ecco allora che gli omaggi floreali tornano a spuntare anche in occasioni di compleanni, onomastici, anniversari di matrimonio e persino feste comandate. Forse è per questo che le previsioni di mercato per i prossimi 6-7 anni sembrano tutte volgere in positivo. Come se certe tradizioni avessero bisogno semplicemente di una spruzzata di contemporaneità per – letteralmente – rifiorire.

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