Come sarà il mercato dell’auto nel dopo-emergenza?

Il 2020 si prospettava essere un anno difficile e di transazione per il mondo dell'auto destinato ad affrontare temi come l’elettrificazione, tuttavia nessuno poteva immaginare uno tsunami come quello del Coronavirus. L'economia del nostro paese ha bisogno che il settore automobilistico riaccenda i motori per dare un boost alla ripresa.

Non è che uno dei tanti settori industriali e aziendali colpiti in maniera particolarmente dura dall’emergenza COVID 19, tuttavia il mercato dell’automobile sembra soffrire più di altri le conseguenze della pandemia. Il motivo è facilmente intuibile: il lockdown forzato e le altre misure restrittive adottate dai governi di (quasi) tutto il mondo hanno pressoché azzerato le necessità di spostamento di gran parte della popolazione del pianeta. Di conseguenza, anche il bisogno di acquistare un mezzo per effettuare tali spostamenti è improvvisamente venuto meno. Il calo della produzione si riflette dunque sul calo delle vendite, e fino a quando la situazione non si normalizzerà il trend non potrà che rimanere stabile sugli attuali standard.

Rispetto ad altri settori, tuttavia, dagli operatori di settore filtra un cauto ottimismo in vista di un’eventuale ripresa, di sicuro maggiore rispetto a quello che sembra trapelare da altri rami d’industria. In molti, infatti, puntano sull’effetto-liberazione che la fine della pandemia (una volta trovata una cura o sintetizzato un vaccino) dovrebbe avere su una moltitudine di persone. Qualcosa che dovrebbe spronarli a procurarsi i mezzi per tradurre in gesti questo ritrovato desiderio di evasione, inducendoli a spendere in tale direzione. Certo, con la crisi economica globale che si profila nei prossimi mesi è probabile che anche un’utilitaria possa essere considerata, da molte famiglie, alla stregua di un bene di lusso. Ma a quanto pare gli operatori di mercato hanno pronta una controffensiva anche per questa minaccia.

Secondo i piani, infatti, saranno il mercato dell’usato – in particolare le auto a chilometro zero – e le società di noleggio a lungo termine a tenere in piedi un’industria al momento satura di offerte ma desertificata dal punto di vista della domanda. Così, quando sarà proprio la domanda a tornare a salire, a dispetto di una capacità di spesa pro capite decisamente ridotta rispetto al passato, saranno già pronte le strategie più mirate per aggirare una crisi che altrimenti potrà risultare fatale. E questa è sicuramente la notizia migliore, non solo per i concessionari, ma anche per i potenziali clienti e persino per tutti coloro che stavano pensando, prima che scoppiasse l’epidemia, di mettere in vendita la propria auto.

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